Volete imparare a cucinare? Iniziate dai piatti più difficili…

Volete imparare a cucinare? Iniziate dai piatti più difficili...

I social network, oltre ad aver cambiato il modo di interagire dei popoli con il mondo, hanno aperto una possibilità lavorativa (o amatoriale) a chi ama cucinare. C’è chi si diletta a pubblicare su Instagram e Facebook i piatti preparati in casa o quelli ordinati al ristorante, c’è chi lo fa con l’intento di guadagnarci qualcosa. 

E’ la nuova frontiera del food network, che spesso presenta delle fregature. Ormai, seguendo le orme di Chiara Ferragni, tutti pensano di diventare influencer di qualcosa. Dal cibo alla politica, dalla moda ai consigli su come fare sesso. Tutto è in vendita nel mondo dei social. E tutto ciò ha migliorato o peggiorato il nostro modo di vivere?

Visto che parliamo di cucina, Instagram e Facebook in qualche modo hanno illuso qualcuno, o forse tanti, sul fatto che potessero, o che possano, diventare chef di alto livello. E chi ha pensato ciò, sapendo maneggiare un coltello per sfilettare il pesce o tagliare la carne, o meglio ancora saper mantecare la pasta in una padella, non ha compreso che il lavoro del cuoco può essere paragonato a un professionista a tutto tondo. Professionista nel senso che dietro a un piatto, a uno stile di cucinare, c’è sempre una ricerca profonda, uno studio accurato su come trattare le materie prime. Non ci si improvvisa insomma come la maggior parte pensano di fare, proponendo chissà quali modo di cucinare su internet o aprire ristoranti a destra e a manca, senza un minimo di esperienza e/o studio alberghiero.

Certo, non tutti i cuochi hanno studiato negli istituti professionali alberghieri, ma alcuni possiamo paragonarli a quei calciatori che sono fenomeni già da piccoli. Un dono della natura che non hanno tutti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, però, solo lo studio e la ricerca ha permesso ad alcuni chef italiani di arrivare sul tetto del mondo. Gli esempi sono quelli di Massimo Bottura, Niko Romito, Carlo Cracco, Bruno Barbieri, Igles Corelli, il calabrese Francesco Mazzei e il napoletano verace Antonino Cannavacciuolo. 

Ognuno di loro ha fatto la gavetta, ognuno di loro ha iniziato a preparare la pasta fatta in casa, un piatto di spaghetti al pomodoro o un piatto tipico della loro tradizione. Oggi, come spesso avviene in altri ambiti, il mondo si è capovolto e in cucina si tentano le acrobazie. Ed invece, nulla di più sbagliato nel voler preparare come prima volta un risotto, quando le tecniche per prepararlo come Dio comanda sono tante e variegate. Tutte, però, portano allo stesso risultato.

Non si può, dunque, imparare a cucinare iniziando da piatti difficili o da preparazioni complesse se nel bagaglio personale non ci sono piatti che hanno fatto la storia della cucina. Che sia italiana o di un’altra nazione poco cambia.

E poi i social network premiano la mediocrità. Ma di questo ne riparleremo in un altro momento, svelando come si può ottenere successo su Instagram. Un successo “fasullo”.

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